L'Africa, e tutto quello che le gira intorno. Amo i tramonti di fuoco e le albe di zaffiro, cariche di promesse. Il rumore del vento tra gli alberi, e ascoltare la voce della pioggia da sotto le coperte. Amo il cielo blu, le nuvole di panna. Amo il colore dei fiori, le foto in bianco e nero, l'oro del grano. Il sapore del mango e della papaya. Mio nipote Biran. L'amore che avrebbe potuto essere ma non sarà...Donatien.
Odio
I cretini. A qualunque specie appartengano.
Leggo
Isabel Allende, Larry Collins e Dominique Lapierre, Umbero Eco, Italo Calvino. Ma anche Rosamund Pilcher, Nicholas Evans e Maeve Binchy. Ma un posto d'onore è riservato ad Harry Potter...in inglese.
Ascolto
Andrea Bocelli, Lara Fabian e Céline Dion. Youssou N'Dour, Lokua Kamza, Mory Kanté. Amedeo Minghi ed Ennio Morricone. Myriam Makena, Koffi Olomide, Anggun. I Pooh, Bryan Adams. I Queen e i Red Hot. E quando ho voglia...Rondò Veneziano, Ravel, Vivaldi e Mozart.
Disclaimer
Questo guazzabuglio di parole non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Quando ne ho il tempo e la voglia, insomma. Non può ASSOLUTAMENTE considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
I boda-boda diffondono abbandono scolastico, droghe e prostituzione, ma decongestionano le strade dal traffico
“Ci hanno insegnato a comprendere i segnali stradali tanto che non possiamo essere investiti dai loro veicoli!”. E' così che James Kariuki, 26 anni, critica sarcasticamente il sistema che lo ha costretto a lasciare presto la scuola per l'impossibilità di pagare le tasse e lo ha lasciato nella imbarazzante condizione in cui si trova ora: quella di un povero conducente di “boda boda” che vive a stento e senza speranza a Juja, nei sobborghi di Nairobi.
“Quando ho lasciato la scuola, non avevo niente altro da fare. Così fui circonciso e i miei genitori contadini mi diedero un pezzetto di terra da coltivare. Ho fatto un piccolo raccolto la prima stagione, ma sapevo che non potevo dipendere solo dall'agricoltura per vivere. Così comprai una bicicletta e mi unii ad altri giovani del mio villaggio in questa attività. Non avrei potuto scegliere un'attività criminale perché sono troppo vigliacco per la violenza”. Kariuki racconta la sua favola con disinvoltura, con gli occhi fiammanti in cerca di un cliente. Il boda boda, che è originario della zona occidentale del paese, si sta diffondendo anche in altre parti, specialmente nella provincia centrale.
Il termine boda boda (border to border) indica il trasporto delle persone da un posto all'altro in bicicletta. Insieme al boda boda sono arrivati i vizi che minacciano i giovani e alimentano la regressione morale della società: l'alto tasso di abbandono scolastico, la prostituzione, il crimine, l'abuso di droghe sono comunemente associati con quest'attività che sfugge a ogni controllo della legge. Diversamente da Kariuki, Daniel Kamau, 19 anni, sostiene che il boda boda sia la miglior cosa che possa fare. “Guadagno circa 400 scellini al giorno – riferisce fiero – Ho lasciato la scuola dopo aver completato il ciclo dell'istruzione primaria e ho iniziato a lavorare in una vicina piantagione di fiori. Le compagnie ci sfruttavano e ci pagavano pochissimo. Così, dopo aver guadagnato abbastanza per comprare una bicicletta, me ne sono andato per unirmi ai boda boda”. Quando gli chiedo se faccia uso di droghe, risponde in fretta: “Hai bisogno del boza (cannabis sativa) per avere l'energia che ti serve per pedalare in salita”. Il fumo è molto usato tra i conducenti di boda boda, è la loro fonte di energia. L'alcol invece non è diffuso, perché – spiega Kamau – indebolisce le ginocchia. Ma il vizio che più di ogni altro questa attività sta alimentando nella zona è la prostituzione. Appare chiaro soprattutto di notte. “Noi di solito illuminiamo le nostre biciclette di notte.
Quelli con i motocicli sono più fortunati. La maggior parte dei nostri clienti sono prostitute che pagano per essere trasportate da un nightclub all'altro: pagano meglio degli altri clienti. Alcune offrono in cambio prestazioni sessuali: e la maggior parte dei conducenti di boda boda desiderano proprio questo”, riferisce Robert Munene, un altro conducente boda boda. “E' evidente dal gran numero di donne che durante il giorno chiacchierano con i conducenti fumando droga. E' altrettanto chiaro che la maggior parte dei conducenti siano giovani usciti dalla scuola che preferiscono quest'attività all'istruzione. “Tanti ragazzi non proseguono gli studi dopo il livello primario. Sono facilmente attratti da quest'attività”. I conducenti sono spesso accusati di violentare le donne e di diffondere l'Hiv. “Il mese scorso una mia cugina che stava arrivando da Murang'a è stata circuita da un conducente, che l'ha portata lontano dal nostro villaggio e l'ha violentata”, racconta Mary Wagenci, una coltivatrice di fiori. A Kitale, nel Kenya occidentale, l'attività del boda boda è generalmente lasciata ai meno risoluti della società. Kitale è una grande zona di coltivazione del mais e i residenti sono più benestanti. “Molte persone pigre che non vogliono lavorare i campi comprano una bicicletta e si lanciano in questa attività. Questa è la ragione per cui la maggior parte dei ricchi coltivatori di mais arrivano qui da altre province”, spiega Shem Awori, un abitante di Kitale. “Perfino gli spacciatori di droga si servono dei boda boda per distribuire droghe ai bambini nelle scuole”, aggiunge. A Juja, i conducenti di boda boda hanno formato dei veri e propri “cartelli” che fissano le regole a cui i membri devono attenersi per lavorare in un particolare terminal. “Bisogna pagare una tassa prima di iniziare l'attività”, spiega Kariuki.
Ma nel recente passato, come avviene per i Matatu, questi terminal hanno iniziato a essere occupati dai membri della setta Mungiki, che hanno imposto le proprie regole, parallele a quelle dei “sindacati”. “Hanno iniziato a chiederci soldi e alcuni membri della setta hanno comprato una bicicletta per intraprendere l'attività. Minacciavano di espellere chiunque non fosse membro della setta”, spiega Kariuki. “Ma dopo l'intervento della polizia, sembra siano scomparsi”. Una ricerca condotta dall'Undp rivela che l'attività dei boda boda coinvolge più di 5.000 persone solo nel villaggio di Kisumu, ognuno dei quali guadagna circa 250 scellini al giorno. Questo significa che le biciclette sono diventate un mezzo di trasporto di massa che aiuta le popolazioni rurali ad accedere a strutture sociali fondamentali come gli ospedali e le scuole. Un altro importante studio della Nrsa (National Road Safety Agency (NRSA) riferisce che le biciclette hanno favorito il decongestionamento delle strade in buona parte del paese. 14.000 biciclette circolano solo nella provincia di Nyanza.
L'India cerca di combattere l'aborto selettivo, che uccide 2000 bambine al giorno:
In India, nel 2007, si è registrata una media quotidiana di duemila aborti selettivi, ovvero riguardanti i feti di sesso femminile, e, secondo il giornale medico britannico Lancet, negli ultimi venti anni più di dieci milioni di bambine sono state uccise prima o subito dopo la nascita dai genitori.
Soldi a chi fa figlie. Finalmente il governo indiano ha deciso di invertire questa tendenza e di sostenere la nascita e la crescita delle bambine. Il ministro per lo Sviluppo delle Donne e dei Bambini, Renuka Chowdhary, ha lanciato un programma, denominato 'trasferimento condizionato di contanti per bambine con copertura assicurativa', che prevede un premio di tremila dollari per le famiglie povere che decideranno di mettere al mondo figlie femmine. La somma sarà distribuita nell'arco dei primi 18 anni di vita delle bambine. Il primo obiettivo del provvedimento è l'eliminazione del fenomeno dell'aborto selettivo, una realtà che ha portato il rapporto fra popolazione maschile e femminile dello Stato indiano ad essere sempre più sbilanciato: nel 2001, ogni mille uomini vi erano solo 927 donne, contro una media mondiale di 1050, e in alcune regioni, come Punjab, Haryana, Gujarat, Himachal Pradesh e New Delhi, la cifra è ancora più bassa, attestandosi al di sotto di 800. Ma non solo, con l'incentivo monetario il governo cerca anche di "incoraggiare le famiglie a migliorare l'educazione delle bambine", come ha dichiarato Renuka Chowdhury: "Il programma costringerà le famiglie a vedere una figlia come un vantaggio e non come un peso dal momento che, fin dalla nascita, la bambina porterà un'entrata monetaria".
Salvare 100 mila bambine in un anno. Un primo importo viene donato al momento della nascita, poi, spiega il ministro, "se la famiglia provvederà a vaccinare adeguatamente la figlia, riceverà altro denaro". "Quando i genitori iscriveranno la figlia a scuola, e se le permetteranno di proseguire gli studi, riceveranno un'ulteriore somma", continua Chowdhury. L'incentivo cesserà quando la ragazza avrà raggiunto i 18 anni ma, a quel punto, se questa avrà completato la propria istruzione e non si sarà ancora sposata, la famiglia riceverà un ulteriore bonus di 2.500 dollari. Secondo Chowdhury, almeno 100 mila bambine saranno salvate nel primo anno di applicazione del programma. La legge contro l'aborto selettivo, presente dal 1994, e quella che vieta i test per determinare il sesso del nascituro, infatti, sono nella pratica quotidianamente aggirate e, in 12 anni, solo un medico è stato condannato per aver praticato illegalmente un aborto.
Solo un primo passo. Il programma solleva però anche molti dubbi. Gli incentivi sono diretti alle famiglie più povere mentre, come ha affermato Bajayalaxmi Nanda, attivista indiana per i diritti delle donne, "la pratica dell'aborto selettivo è particolarmente diffusa tra coloro che sono al di sopra della soglia di povertà; sono gli abitanti delle città, la classe media e i ricchi a farlo". La scelta dell'aborto è dettata non solo da problemi finanziari, ma, più in generale, dalla cultura indiana che vede nel maschio, il futuro capofamiglia, la figura dominante della società. "Ci sono molte pressioni", afferma Nanda, tra cui "una sorta di preferenza culturale, la dote, l'impossibilità per le femmine di ereditare beni, terre e proprietà". Secondo molti attivisti, per fermare queste pratiche, ormai fortemente radicate, il governo dovrà mettere in atto politiche molto più decise volte a cambiare la mentalità stessa della popolazione. Solo così le donne indiane potranno fruire appieno del rapido sviluppo del Paese.
Il Gruppo Aleimar è un'organizzazione di volontariato per le adozioni a distanza che si occupa di minori in difficoltà nei Paesi esteri ed in Italia. (il link lo trovi un pochino più in basso a destra...se ci vuoi dare un'occhiata!)
Nata nel 1984, si è poi costituita ufficialmente con atto notorio a Melzo (MI) in data 4 giugno del 1993.
Nel 1993 ha avuto il riconoscimento della Conferenza Episcopale Italiana, per il progetto "Case-Famiglia" gestito a Manaus - Amazzonia (Brasile).
Il Gruppo Aleimar è iscritto al Registro generale regionale del Volontariato - Regione Lombardia (Sezione Provinciale di Milano) – n. 2461 - sez A - Sociale, diventando pertanto ONLUS ai sensi dell'Art. 10 del D.lgs 460/97. A livello nazionale aderisce al Mo.V.I. (Movimento di Volontariato Italiano), fa parte de LA GABBIANELLA, coordinamento che riunisce associazioni che si occupano di adozioni a distanza ed è iscritta al FORUM-SAD, forum nazionale permanente del sostegno a distanza.
Dall'anno 2000 il Gruppo Aleimar è stato promotore della CARTA DEI PRINCIPI PER IL SOSTEGNO A DISTANZA (clicca per il link), a cui hanno aderito tutti i membri de La Gabbianella. Dall'anno 2003 la nostra Associazione ha promosso e sottoscritto la CARTA DEI CRITERI DI QUALITA' DEL SOSTEGNO A DISTANZA
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O Negro, da millenni bestiame umano
le tue ceneri continuano a spargersi in tutte le latitudini
e tu continui a costruire cappelle funerarie
dove i carnefici dormono il loro sonno eterno.
Inseguiti e braccati, scacciati dai propri villaggi
sconfitti in battaglie dove la legge del più forte
significava per te la schiavitù o la morte,
ti eri rifugiato nelle profonde foreste
dove l’altra morte incombeva sotto la maschera
impaziente
per le zanne del felino, o nella morsa immonda
e fredda del serpente.
E poi venne il Bianco, sornione scaltro
e più avido
che scambiava il tuo oro per paccottiglia
violentando le tue donne
ubriacando i tuoi guerrieri
ammassando nei suoi vascelli i tuoi figli e le tue figlie.
Il tam-tam mormorava di villaggio in villaggio
portando in lontananza il dolore
seminando lo smarrimento
raccontando la grande partenza verso fiumi lontani
dove il cotone è Dio e il dollaro Re
condannato al lavoro forzato come bestia da soma
dall’alba al tramonto sotto un sole infuocato.
Ti fu insegnato a cantare le lodi di Dio
e questi diversi canti, ritmando il tuo calvario
ti davano la speranza in un mondo migliore..
ma nel tuo cuore chiedevi solo
il tuo diritto alla vita e la tua parte di felicità.
Tu danzavi, folle, nell’umidità della sera.
Da questo sole che tu ami sempre
soffocherai il tuo dolore
e tu farai del Congo una nazione libera e felice
al centro di questa grandiosa Africa nera.
Patrice Lumumba (Repubblica Democratica del Congo)
Oggi racconto una favola...
C'era una volta una bambina bellissima e buona, si chiamava Gloria.
Viveva a Lubumbashi, in un quartiere grande che si chiama Tabacongo, dove, prima della guerra, c'era una grande industria che lavorava il tabacco. E c'era lavoro per tutti, o quasi.
Gloria aveva 7 fra sorelle e fratelli, ed abitava insieme a loro, ai nonni ed ai genitori in una casetta di argilla con il tetto di lamiera, ma stava bene...giocava con i suoi fratelli e con i suoi amici. Andava a scuola e badava alle capre ed alle galline.
Gloria era la più piccola, ma aveva fretta di crescere...
Un brutto giorno il nonno, ormai anziano, che viveva con Gloria, morì...
Però quel nonno, nonostante l'età lavorava ancora un pochino, e i soldini che guadagnava erano importanti in casa. Non è possibile che sia morto. Qualcuno gli ha fatto un sortilegio e l'ha ucciso. Ma chi...MA CHI?
Tutti cominciarono a sospettare di tutti...finchè un giorno, la piccola Gloria trovò davanti alla sua casetta una biglia di vetro, di quelle bianche, opache, con una macchia marrone proprio nel mezzo. Proprio simile ad un occhio.
Un tesoro, per una bambina abituata a giocare con nulla.
La mamma la trovò così, accovacciata a terra, con la sua bella biglia tra le mani.
E cacciò un urlo. La strega, aveva trovato la strega...
Poi tutto di corsa...
Gloria venne portata da un "esorcista", che a forza di torture cercò prima di farle confessare il sortilegio che aveva fatto al nonno, per ucciderlo e poi cavargli l'occhio per giocarci.
Poi, per cercare di cacciarle il maligno dal corpo.
Ma forse l'esorcista non era poi così bravo...il maligno non se ne andò...la bimba continuava a negare.
Gloria fu picchiata talmente forte che è un miracolo se è ancora viva...venne abbandonata al mercato della ferrovia. Dove per fortuna trovò una donna che la accompagnò dalle suore, che la accolsero, povera creatura.
Gloria ora ha 12 anni, è sempre bellissima, ed intelligente.
Fa la seconda media, e vorrebbe diventare infermiera. Eccola, Gloria.
Che insieme ad altre 36 bambine vive a Maison Laura Vicuna, a Lubumbashi.
Ognuna ha la sua storia di violenza, guerra, morte ed abbandoni. Ma ognuna ha ancora il suo sorriso ben stretto sul volto.
Oggi la mia direttrice torna a Lubumbashi. Anzi, forse sarà già sull'aereo.
E' stata a Roma negli ultimi tre mesi. Chiamata dalla sua congregazione per dirigere i lavori di una commissione.
Ci siamo sentite al telefono poche volte in questi mesi...sono colpevole, non ho mai trovato il tempo di andarla a salutare. I dissapori e le incomprensioni di un anno di convivenza hanno avuto la meglio.
Eppure...ieri mi ha scritto che mi aspetta, quest'estate. Che la comunità, la gente del villaggio, vuole che torni.
E solo Dio sa quanto sono stata vicina, questa mattina, ad entrare in agenzia e comprare un biglietto di sola andata per Lubumbashi.
Esattamente un anno fa sono stata in "gita" a Mwadingusha, un villaggio a 200 km da Kafubu, a vedere gli impianti per la produzione dell'energia idroelettrica e una piccola cascata. Ospitata dalla famiglia della moglie di un amico del professore del liceo…giri strani, ma mi hanno trattata fin troppo bene. Fin troppo gentili e…protestanti. Hanno fatto una propaganda spietata della loro religione, pare per convincermi a passare dalla loro parte!
Assistere ad una loro celebrazione è stato interessante, peccato che sia durata 5 ore e mezza…non scherzo…sono arrivata alla fine stanca morta! Però i canti, le danze, che fascino che avevano…
Se a Mwadingusha la corrente è forte e stabile, nel resto del paese va e viene.
Beh, avendo visto come sono messi gli impianti di produzione capisco perché. Ho visto due centrali, e se la prima è messa discretamente bene, con un solo impianto che non funziona, ma di cui stanno aspettando il pezzo di ricambio dal Belgio, la seconda è uno sfacelo…ha 75 anni di vita, ma una centrale di quell'età, se non più vecchia, da noi è mantenuta in buono stato e perfettamente funzionante, qui invece cade a pezzi. Tre alternatori su sei sono fuori uso, due dalla bellezza di 16 anni…e nessuno ha fatto nulla, finora, per cambiarli. La teoria è che mancano aziende in Congo per produrli e devono essere inviati dall'Europa, Eppure con tutta l'acqua che c'è qua potrebbero produrre energia per l'Africa intera.
La corruzione è forte...e le due centrali che ho visitato sono dirette da due persone diverse. Solo che il secondo ha preferito intascare i soldi destinati al generatore, piuttosto che potenziare la centrale. E a distanza di un anno chissà se qualcosa è cambiato...posso essere scettica?
Giornata di sole e cielo limpido. Questa mattina mi sono alzata, ho acceso il computer, aperto il rubinetto dell'acqua, che è scesa caldissima...mi viene da ridere, se ripenso allo stesso periodo di un anno fa!!
Non avevamo corrente, solo quella del generatore a gasolio. Non so se in tv in Italia abbiano mai passato notizie dei disastri che ci sono stati in Congo per le piogge…beh, un migliaio di case cadute solo nella città di Lubumbashi, e in brousse, in mezzo al nulla, campi allagati e strade non praticabili. Siamo rimasti tagliati fuori dalla comunicazione con la città per qualche giorno. Durante un temporale piuttosto brutto sono caduti dei fulmini sulle istallazioni della miniera di rame (da cui partiva la nostra linea elettrica, e un cavo si è bruciato. All'inizio ci avevan detto che lo avevano ordinato a Kolwesi, che stava a 370 km, e ci sarebbe voluto del tempo prima che di riparare il danno. C'è chi parlava di 3 mesi…
Solo che 3 mesi senza elettricità sono duri, senza elettricità vuol dire anche senza acqua corrente…avevamo due pozzi meccanici, ma l'acqua che viene su è rossastra e non proprio pulita…e 3 mesi senza acqua in un internato di 350 ragazze, ti lascio immaginare cosa potrà diventare il livello igienico. E per fortuna la direttrice della scuola è piuttosto pignola sulla pulizia.
Il generatore viene acceso solo un paio di ore la sera, perché il gasolio è carissimo…quindi si usano le candele. Però mangiare a lume di candela non è poi così male. Il disagio è preparare sulla brace, andare a prendere i secchi d'acqua per lavare, fare tutto con le candele, cucina, pulizia…
La doccia ovviamente la si fa con i secchi…ma alla fine ho avuto il permesso di mettere l'acqua a scaldare, almeno faccio la doccia sì con i secchi, ma caldi!
Solo che per avere noi la corrente dovevamo lasciare al buio i dormitori delle ragazze…
Beh, si è costretti a ripensare il modo di vivere. Non puoi permettere di sprecare una goccia d'acqua, altrimenti sono viaggi con i secchi pieni fino al pozzo, ed i secchi pesano…devi calcolare quanto carbone usare per cucinare, e soffocare subito dopo il fuoco per conservare la brace. Si è costretti a lasciare indietro tante comodità, e scoprire che tutto sommato non so sta poi così male anche senza.
L'aspetto negativo è che capita in piena stagione delle piogge. Bene, dirai, almeno non vi manca l'acqua! Già, peccato che sta piovendo talmente tanto che siamo isolati dalla città! Le strade sono un ammasso di buche fangose, in cui anche con un 4x4 rimani impantanato. E con tutta quest'acqua che scende dal cielo. i pozzi si sporcano e si riempiono di batteri...
La più grande ricompensa non è solo la luce nei tuoi occhi,
è sapere che nonostante tutto, nonostante 12.000km di distanza, nonostante il "ruolo", nonostante le scelte di vita...ci sei e ci sarai.
Ancora e ancora.
Grazie per le parole,
i silenzi,
la presenza...ed anche, un po', l'assenza.
Grazie per le risate,
le lacrime,
la musica.
Grazie per la gioia,
il conforto,
la protezione.
Per gli squilli notturni...io alle 4h00 del mattino, dormo!!
Per gli orrori di ortografia quando scrivi (quando, scrivi?) in italiano.
Per avermi insegnato a mangiare il kitoyo, e il bukari cementoso di Kansebula!
Per ogni volta che hai guidato come un matto sulle buche della route Kafubu.
Per ogni volta che mi hai preso in giro...arriverà il momento di ricambiarti, sai?!
Per ogni...QUINDI!
Per la tua lacrima, un giorno, sul Toyota...tre settimane prima della partenza.
Per un addio allegro. Anche se non lo sapevo, che sarebbe stato un addio. Imbroglione.
Per l'addio, quello vero, che non hai voluto che ci fosse.
Per la benedizione via cellulare, un attimo prima che il mio aereo partisse.
Per il "ti aspetto, presto", gridato al telefono, con il sottofondo del diluvio.
Con il sottofondo della voce forte del tuo cielo d'Africa.
Grazie.
Per la strada che mi hai mostrato, ma non mi hai spinta a percorrere.
Per avermi fatto fare la pace con Qualcuno, lassù.
Ho parlato del "bello"...ma anche qualcosa di negativo c'è stato.
Non so come dire...neanche del tutto "negativo". Negativo lo è al momento, poi quando ci torni sopra con la mente fredda, ti rendi conto che non è così. E poi, qualsiasi cosa negativa viene diluita in tutto quello che di bello c'è stato...e il negativo scompare...
Mi sono scontrata con un modo di vedere e di fare le cose che è distantissimo da quello europeo (difficilmente troverai qualcuno che fa distinzione tra francese, belga e italiano. Siamo tutti europei). Mettersi in testa che la libertà verrà limitata, e di tantissimo. Se a casa ero abituata a uscire ed entrare come e quando volevo, senza chiedere…beh…la musica qui cambia. Ogni volta che dovevo mettere il naso fuori dal cancello c'era da chiedere un permesso. Non ho mai potuto prendere la macchina per andare in città “a farmi un giro”. A parte che il traffico di Lubumbashi è un girone dell’inferno…il carburante costa caro e la strada è parecchio dissestata. E se sei donna, bianca e sola, girare per la città non è proprio piacevole. Non sempre almeno.
La sera non si esce. Punto.
A Kafubu non c’è problema. È un villaggetto che dopo le 19h00 di sera sembra essere soggetto al coprifuoco. Non c’è illuminazione pubblica e non c’è davvero nessuno in giro. Ed ovviamente niente “locali” in cui ritrovarsi a bere un bicchiere.
Qui la gente segue i ritmi della natura, con il sole che si leva prestissimo, e la sera alle 21h00 dorme di già. Le suore stesse vanno a dormire alle 21h00, quindi…buonanotte a tutti. Prestino, ho detto all'inizio. A casa vado a dormire alle 23h00, quando va bene!
Ma quando la sveglia è alle 4h45...ogni cosa cambia prospettiva, ed ha un suo perché.
La cultura è veramente diversissima. Bellissima, misteriosa ed affascinante, ma ci sono aspetti che con tutta la buona volontà difficilmente si arriverà a comprendere. Per non parlare di condividere. La privacy non esiste. Tutto è vissuto in comunità, sia le gioie che i dolori. Tutto si fa insieme. Non ti illudere che per le suore sia diverso. Sono –specie quelle giovani- delle pettegole patentate. Ma pettegolando ci siamo fatte certe risate!! Devi solo accettare che spesso sarai tu l’oggetto della chiacchera…e sorriderci sopra. Ne vale la pena!