Utente: cielodafrica
Nome: Laura
Rompiscatole, testona, folle... Mi hanno soprannominata "Makena", che significa "quella che sorride". Per il resto, fate voi.

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Wild Horse IV
Operatori di pace
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L'Africa, e tutto quello che le gira intorno. Amo i tramonti di fuoco e le albe di zaffiro, cariche di promesse. Il rumore del vento tra gli alberi, e ascoltare la voce della pioggia da sotto le coperte. Amo il cielo blu, le nuvole di panna. Amo il colore dei fiori, le foto in bianco e nero, l'oro del grano. Il sapore del mango e della papaya. Mio nipote Biran. L'amore che avrebbe potuto essere ma non sarà...Donatien.
Odio
I cretini. A qualunque specie appartengano.
Leggo
Isabel Allende, Larry Collins e Dominique Lapierre, Umbero Eco, Italo Calvino. Ma anche Rosamund Pilcher, Nicholas Evans e Maeve Binchy. Ma un posto d'onore è riservato ad Harry Potter...in inglese.
Ascolto
Andrea Bocelli, Lara Fabian e Céline Dion. Youssou N'Dour, Lokua Kamza, Mory Kanté. Amedeo Minghi ed Ennio Morricone. Myriam Makena, Koffi Olomide, Anggun. I Pooh, Bryan Adams. I Queen e i Red Hot. E quando ho voglia...Rondò Veneziano, Ravel, Vivaldi e Mozart.
Disclaimer
Questo guazzabuglio di parole non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Quando ne ho il tempo e la voglia, insomma. Non può ASSOLUTAMENTE considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
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ben *loading* volte qualcuno ha perso tempo qui...
Chi c'è e chi no
Un viaggio lungo un sogno...
Racconti e ricordi di un anno sotto il cielo dell'Africa
martedì, 15 aprile 2008, 11:31
O Negro, da millenni bestiame umano
le tue ceneri continuano a spargersi in tutte le latitudini
e tu continui a costruire cappelle funerarie
dove i carnefici dormono il loro sonno eterno.
Inseguiti e braccati, scacciati dai propri villaggi
sconfitti in battaglie dove la legge del più forte
significava per te la schiavitù o la morte,
ti eri rifugiato nelle profonde foreste
dove l’altra morte incombeva sotto la maschera
impaziente
per le zanne del felino, o nella morsa immonda
e fredda del serpente.
E poi venne il Bianco, sornione scaltro
e più avido
che scambiava il tuo oro per paccottiglia
violentando le tue donne
ubriacando i tuoi guerrieri
ammassando nei suoi vascelli i tuoi figli e le tue figlie.
Il tam-tam mormorava di villaggio in villaggio
portando in lontananza il dolore
seminando lo smarrimento
raccontando la grande partenza verso fiumi lontani
dove il cotone è Dio e il dollaro Re
condannato al lavoro forzato come bestia da soma
dall’alba al tramonto sotto un sole infuocato.
Ti fu insegnato a cantare le lodi di Dio
e questi diversi canti, ritmando il tuo calvario
ti davano la speranza in un mondo migliore..
ma nel tuo cuore chiedevi solo
il tuo diritto alla vita e la tua parte di felicità.
Tu danzavi, folle, nell’umidità della sera.
Da questo sole che tu ami sempre
soffocherai il tuo dolore
e tu farai del Congo una nazione libera e felice
al centro di questa grandiosa Africa nera.

Patrice Lumumba (Repubblica Democratica del Congo)

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